Quando si parla di Normanni, ai più sovvengono le immagini di fulvi eroi vichinghi e dei loro spaventosi drakkar, altri penseranno a Guglielmo il Conquistatore e al consolidamento dell’Inghilterra, come Stato a vocazione marittima, altri, ancòra, ricorderanno il ruolo spiegato dai Normanni nel Sud Italia e la fondazione, ad opera dei germani Hauteville, del secolare Regno di Sicilia.

Tuttavia, ancòra così, il quadro storico delle gesta compiute dal popolo “norreno” non sarebbe esaustivo. Solo i più còlti ed avveduti, infatti, potranno cogliere le profonde relazioni internazionali, sottese alla Conquista normanna della Sicilia, i nessi forti – ancorché sottili – che collegarono l’azione politica degli Hauteville, dei Quarrel e di altre dinastie siculo-vichinghe al mondo iberico.

Senza lo studio di tali collegamenti, il senso ultimo, storico e politico, dell’impresa siciliana appare quasi inintelligibile. Di più, tali collegamenti politico-dinastici, tra mondo nordico ed iberico, proietteranno i loro effetti per oltre sei secoli.
Dopo la fondazione del Regno di Sicilia, infatti, tali nessi costituiranno la premessa della Prima Crociata, della conseguente nascita del Ghibellinismo e del Templarismo – quali movimenti politico-culturali e spirituali –, e delle successive guerre italiane tra Spagnoli e Francesi, durante i secoli XV-XVI-XVII d.C., fino alle due guerre di successione austro-spagnola del secolo XVIII.

Poche volte, inoltre, si riflette o si dà la giusta attenzione alle tre seguenti circostanze:

1) Il concetto politico-religioso di Crociata, prima che in Oriente, nacque in Spagna, nella guerra di Reconquista ( vide la Cruzada de Barbastro );
2) Le navi normanne che solcavano il Mediterraneo, facendo rotta verso la Sicilia e la Terra Santa, solevano salpare o, quantomeno, fare scalo nella Penisola spagnola;
3) Alcuni cavalieri normanni s’insediarono in Spagna, stringendo parentele con la Nobiltà iberica, mentre altri proseguirono la navigazione fino alle mete prestabilite (Sicilia e Mediterraneo Orientale), senza mai dimenticare, tuttavia, gli amici e i parenti rimasti in Spagna.

I Cavalieri Scandinavi fecero la loro prima stabile apparizione, in Spagna, nel sec. XI d.C., con i cavalieri Robert Crispin de Tillières1 (anni 1050-1060) e Roger de Tosny. Roger de Tosny, in particolare, negli anni 1017 – 1018 ingaggiò, per conto della contessa Ermesenda de Barcelona, un’aspra guerra contro l’Emiro di Dénia, tentando invano di liberare le Isole Baleari dai Mori. Nel 1023, Roger de Tosny parteciperà anche alla difesa di Barcellona e riuscirà ad ottenere la mano della contessa Estefania, essendo uno dei primi normanni a stringere rapporti di parentela con il Casal Comdal.

Nel secolo successivo, la consegna lasciata dai menzionati Robert Crispin e Roger de Tosny –el relevo, come direbbero in Spagna – sarà raccolto da altri cavalieri scandinavi. In particolare, la stessa impresa del Tosny fu ritentata, con maggior esito, da re Sigurd I di Norvegia, che nel 1109, durante la cosiddetta “Crociata Norvegese”, saccheggiò le Baleari, infliggendo ai Mori una dura sconfitta presso Formentera.

Re Sigurd, al termine delle battaglie spagnole, farà vela verso la Sicilia e la Terra Santa, dando così inizio a quella che diventerà poi una consuetudine nelle decadi successive. Nel medesimo secolo XII, giungono nella Penisola iberica altri due cavalieri normanni: Rotron de Perche e Roberto Burdet, che si offrono entrambi come vassalli a re Alfonso I d’Aragona. Roberto Burdet, inoltre, nel 1129 riceverà dall’arcivescovo Olegario il governo di Tarragona, incarico che disimpegnerà per circa vent’anni.

Quando, in quelle stesse decadi (1100 – 1130), i Normanni iniziano ad affluire nei Principati Longobardi dell’Italia Meridionale (Principati di Benevento e di Salerno), al loro fianco già militavano alcuni cavalieri iberici. Più esattamente, se appare più o meno pacifica l’ascendenza normanna di alcune famiglie – i
Quarrel, gli Hauteville, i Gesualdo (ramo degli Hauteville), i Filangerî, i Turgisî (o Troisi), i Sanseverino e i Pagano –, altri Nobili, giunti in Sicilia nello stesso periodo, fanno invece risalire i loro lignaggî alla Nobleza spagnola.
È questo almeno il caso delle seguenti famiglie: i Gravina (discendenti da un Gilberto spagnolo o, forse, normanno-spagnolo), i Paternò, discendenti dai Condes de Barcelona, attraverso  Roberto d’Embrun (1050 circa – dopo il 1100), e i Torrella (poi detti anche Saracino di Torrella), feudatarî di Torrella e Girifalco (oggi Torella dei Lombardi ).
A riguardo – a riprova delle reciproche parentele che si vengono a stabilire tra le due sponde mediterranee –, gioverà sicuramente ricordare il caso di Matilda d’Altavilla (nata nel 1059). Figlia di Roberto il Guiscardo e della principessa Sichelgaita di Salerno, Matilda sposerà, anteriormente al 1079, Ramón Berenguer II, conde de Barcelona.

Nelle vicende sopra brevemente descritte, a mio giudizio, già si possono cogliere i prodromi di quella che, successivamente, diverrà una costante nella politica dinastica dei Re siciliani. Infatti, già nei primi anni della conquista dell’Italia meridionale, i Re normanni stringono vicendevoli vincoli di alleanza e di parentela con le Case Reali spagnole dei Re di Navarra e dei Conti-re di Barcelona-Aragón.
Tale politica degli Hauteville fu, poi, proseguita dai loro successori Stauffer, i quali si legano vieppiù sia al Casal Comdal de Barcelona-Aragón sia ai Trastámara, Reyes de Castilla, instaurando così un triplice e saldo intreccio genealogico tra questi tre lignaggî.

Questi rapporti dinastici ibero-normanni e ibero-siculi, in molti casi anteriori – come si è visto– alla stessa istituzione della Corona Siciliana, non furono certamente estranei alla nascita di un peculiare movimento politico-spirituale – il Ghibellinismo – né tantomeno all’incubazione
di un’altra importante corrente spirituale ed ecclesiastica: il Templarismo.

di Cesare Carlo Torella di Sanleucio

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