Mentre il mondo piange gli ennesimi attentati islamisti in Egitto, in Svezia, teatro dell’attacco di venerdì, accade un fatto forse poco significativo per gli equilibri della politica internazionale, ma altamente simbolico della delirante debolezza della classe dirigente europea.

Proprio in Svezia infatti esiste una legge, approvata recentemente, che vieta per motivi di sicurezza la possibilità di circolare a capo coperto. Ovviamente non poteva mancare l’eccezione “politically correct”. Infatti da questo divieto sono esentati gli immigrati musulmani che possono indossare burqa e niqab serenamente.

Ecco che allora gli ultras dell’AIK, squadra di punta del campionato nazionale, in occasione dell’ultima partita disputata dalla squadra del cuore abbiano voluto farsi beffe del Governo, sostituendo i tradizionali passamontagna con i tradizionali copricapo islamici.

Per meglio comprendere questo paradosso, è opportuno aprire una parentesi. Il Paese scandinavo infatti, come tutti i Paesi del Nord Europa socialdemocratico, è infatti considerata come l’Eden delle sinistre europee progressiste e “mentalmente aperte”. La Svezia occupa da anni la posizione di “Paese più gay friendly d’Europa” secondo l’International Lesbian and Gay Association, oltre a fare vanto da oltre due decenni di essere il Paese più multiculturale del vecchio continente.

Questo almeno è l’immagine che le elites politiche scandinave cercano di propagandare all’esterno. La realtà infatti è molto differente. All’Eriksdalsbladet di Stoccolma, il più grande centro di piscine del Paese, dal gennaio del 2016 si è dovuta interrompere la tradizione, simbolo della Svezia liberal-progressista, di consentire agli avventori di fare il bagno nudi indipendentemente dal sesso. Il numero di molestie infatti, spesso ad opera di immigrati, era divenuto insostenibile.

Nel mese di febbraio di quest’anno invece, il quartiere di Rinkeby, alla periferia di Stoccolma, considerato un modello di integrazione e abitato all’89% da immigrati di prima e seconda generazione, ha visto esplodere degli episodi di violenza che hanno fatto seguito alle frasi del presidente americano Donald Trump su un attentato nel Paese scandinavo, purtroppo poi rivelatesi profetiche.

Un episodio simbolo del fallimento di quel multiculturalismo che, dalle sinistre europee, viene presentato come un fenomeno ineludibile sulla via del “progresso”. Tanto che, anche dalle parti di Stoccolma, inizia a soffiare prepotentemente il vento del populismo identitario. Già alle ultime elezioni politiche del 2014, mentre i socialdemocratici andavano a vincere, il partito dei Democratici Svedesi, che a dispetto del nome non ha nulla a che vedere con gli omonimi partiti americani ed europei ma è una formazione ultranazionalista, ha raccolto notevoli consensi. Consensi che sembrano continuare a crescere e secondo alcuni sondaggisti si attesterebbero oggi oltre il 20%.

E’ questa l’ennesima riprova che i popoli europei, anche quelli apparentemente più anestetizzati dalla globalizzazione, mal sopportano un progressismo totalizzante e imposto dall’alto come modello unico da accettare senza riserve. E’ logico che l’attentato della scorsa settimana non possa che alimentare il fuoco del dissenso verso un Governo inadeguato a rispondere a tutto questo perché completamente annebbiato dai fumi dell’ideologia.

In questo scenario è pienamente comprensibile il gesto degli ultras dell’AIK. D’altro canto, quando i governanti diventano ridicoli è giusto che siano derisi.

Cristiano Puglisi

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