La base colpita nei pressi di Homs dopo l’attacco

Il mondo torna a tremare. Non è durata neppure tre mesi la promessa di Donald Trump di una politica estera differente rispetto a quella vissuta durante l’era Obama. Nella notte 59 missili Tomahawk sono stati lanciati da due cacciatorpedinieri della Marina americana , USS Ross e USS Porter, nel Mediterraneo orientale e hanno colpito la base aerea di Shayrat, che si trova vicino alla città di Homs. Sono stati distrutti aerei e installazioni dell’aviazione governativa siriana. I missili hanno colpito la base da cui, secondo gli statunitensi, sarebbero partiti gli attacchi a Khan Sheikhoun, che hanno provocato l’esplosione di gas chimici, in risposta ai quali sarebbe avvenuto l’attacco odierno.

Mai, neppure durante la precedente amministrazione, gli Stati Uniti avevano osato attaccare frontalmente la Siria che, con l’aiuto degli eserciti russo e iraniano, sta fronteggiando da anni il terrorismo jihadista.

Divise in due fronti le reazioni della comunità internazionale: durissima la reazione del presidente russo Vladimir Putin all’attacco missilistico scagliato dagli Stati Uniti contro la Siria. Per il leader del Cremlino si tratta di ‘un atto di aggressione contro uno Stato sovrano’ che ‘arreca un danno notevole ai rapporti russo-americani’ e ‘crea un ostacolo serio alla creazione di una coalizione internazionale per lottare contro il terrorismo’. Mosca chiedera’ una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nel frattempo la fregata russa della flotta del Mar Nero Admiral Grigorovich ha fatto rotta su Tartus, la città siriana dove è presente una storica base russa. Il Ministero della Difesa di Mosca afferma che l’attacco americano di questa notte in Siria sia stato preparato da molto tempo e ha annunciato la sospensione del protocollo atto ad impedire conflitti aerei nei cieli della Siria, e quindi la sospensione della coordinazione nel controllo dello spazio aereo con gli americani. Condanna anche dall’Iran che parla di ‘azione unilaterale e pericolosa’, plauso invece da parte dell’opposizione (prevalentemente jihadista) siriana (‘passo giusto’), della Turchia, dell’Arabia Saudita e di Israele. Appoggiano la scelta i Paesi occidentali. Alle 19 ora di Parigi si riunirà il consiglio di difesa francese, mentre Gentiloni parla di “azione come puntuale e limitata e non come una tappa di una escalation militare”.

Al di là delle dichiarazioni di un Occidente completamente allineato ai desiderata di lobbies guerrafondaie e dei Paesi del Golfo, la scelta di un Donald Trump succube dell’establishment che aveva promesso di contrastare, dimostrandosi inoltre fiancheggiatore piuttosto che avversario di quel terrorismo islamista che a parole avrebbe voluto combattere, sta portando il mondo verso il rischio concreto di un conflitto su scala globale.

Cristiano Puglisi

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome