Una delle problematiche più sconcertanti per chi oggi desideri approcciare il tema dell’immigrazione, è il sostanziale asse venutosi a formare tra la visione buonista di ormai buona parte del mondo cattolico, la visione economicista e globalista del centro liberale e le pulsioni antinazionali e anti-identitarie di gran parte della sinistra postmarxista. Tale asse, che nel nostro Paese ha raggiunto piena rappresentanza politica nel Partito Democratico, nato dalla fusione a freddo delle correnti di sinistra dei movimenti post democristiani e della galassia post comunista, rappresenta un ostacolo culturale notevole per chi intenda promuovere una differente visione del problema.

Infatti, se per quanto riguarda il mondo della sinistra progressista vera e propria non ci sono e non ci sarebbero comunque possibilità di dialogo sul tema, essendosi tale parte politica fatta da tempo portavoce di ogni istanza anti-identitaria, per quanto riguarda il mondo cattolico le influenze di una visione buonista sono particolarmente nefaste, poiché riescono a piegare anche chi, tendenzialmente, sarebbe aperto a una posizione più critica.

Si sta ovviamente facendo riferimento al mondo cattolico cosiddetto conservatore, che tuttavia in buona parte rifiuta di assumere posizioni dure e nette in materia di immigrazione. Gran parte del “merito” di questa situazione va alle posizioni assunte dalle più alte gerarchie clericali, ormai palesemente convertite al modernismo più spinto, per non sconfessare le quali anche i cattolici più tradizionalisti, tralasciando ovviamente qui le correnti più radicali e in una certa misura escluse dalla Chiesa ufficiale, come lefebvriani o sedevacantisti, si astengono spesso dal prendere posizione.

Proprio in questo caso si manifesta pienamente l’equivoco del “neoguelfismo”, un movimento che, per obbedire pedissequamente ai dettami di una gerarchia cattolica ormai pesantemente de-spiritualizzata, si spinge nelle braccia di quel mondo progressista che vorrebbe e dovrebbe combattere. E’ l’inesorabile dinamica di un percorso dialettico in cui il più debole, il mondo cattolico, si piega costantemente al più forte, il mondo liberal-progressista che ha nel proprio arco giornali, media e gruppi di pressione globali, con compromessi costantemente al ribasso.

Un esempio chiaro e lampante di questo processo è dato dalle affermazioni del cardinale Angelo Scola, esponente del movimento conservatore di Comunione e Liberazione, che ultimamente ha aperto all’inclusione di feste musulmane nel calendario. Ovviamente evitiamo qui di menzionare le affermazioni in materia dell’attuale Pontefice, il quale ha fatto dell’immigrazione la cifra della propria azione politico-comunicativa più recente, invero spesso strumentalizzata, generando così nel mondo cattolico la confusione dei concetti di bontà e carità con certo buonismo di matrice ideologica.

Tralasciando dissertazioni teologiche che necessitano più alti e degni spazi di riflessione, è forse opportuno fare però delle osservazioni. La prima e più importante è che Gesù Cristo, così come ci è tramandato dai vangeli, era una figura certamente buona e caritatevole, ma non buonista e men che meno “progressista”, come cerca invece di dipingerlo il mondo cattolico di sinistra. Nel capitolo 10 del Vangelo secondo Matteo è scritto infatti: ““Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada”. Parole inequivocabili, così come inequivocabile è la memorabile scena della cacciata dei mercanti dal tempio.

Altra confusione è quella tra l’universalità del messaggio evangelico e il mondialismo(…). Il concetto di evangelizzazione prevede infatti la diffusione a livello universale del messaggio cristiano. Si tratta di un concetto essenzialmente spirituale. Ciò non ha nulla a che vedere con il superamento dei confini nazionali (…) e men che meno con l’accettazione passiva dell’immigrazione irregolare, che sono scelte politiche.

D’altronde, come ha osservato anche Padre Giovanni Cavalcoli, il buonismo “si rifà direttamente, come è noto, fraintendendolo, al famoso discorso introduttivo al Concilio fatto da Papa Giovanni XXIII, il Papa ‘buono’, come se anche un S.Pio X o un S.Pio V non fossero stati Papi buoni. In tale discorso, come tutti sanno, Papa Giovanni prospettava un nuovo stile di Chiesa, una Chiesa più evangelica, la quale, nel suo rapporto col mondo moderno e al suo stesso interno, ‘preferisse l’esercizio della misericordia a quello della severità’, cosa che del resto è sempre stata nei costumi dei santi pastori, anche quando furono obbligati, sempre per il bene della Chiesa e delle anime, ad esercitare la massima severità. Senonchè i buonisti intesero queste parole del Santo Pontefice come pura e semplice abolizione di ogni giustizia divina, di ogni severità o coercizione giuridica, di ogni sanzione penale, compresa la stessa condanna infernale sostenendo che all’inferno non c’è nessuno, perché se ci fosse qualcuno, Dio non sarebbe buono e sarebbe negata la volontà divina universale di salvezza. Si avrebbe insomma o un Dio buono ma impotente o un Dio potente ma non buono”.

Altra confusione è quella tra l’universalità del messaggio evangelico e il mondialismo, tipica della strumentalizzazione proveniente da sinistra rispetto al cristianesimo. Il concetto di evangelizzazione prevede infatti la diffusione a livello universale del messaggio cristiano. Si tratta di un concetto essenzialmente spirituale. Ciò non ha nulla a che vedere con il superamento dei confini nazionali proposto dall’ideologia mondialista e men che meno con l’accettazione passiva dell’immigrazione irregolare, che sono scelte politiche.

E del resto la retorica a favore di confini, mura e strumenti di difesa della propria famiglia o comunità non manca certo nelle sacre scritture. Prendiamo ad esempio l’inizio del salmo 147: “Celebra il Signore, Gerusalemme,/ loda il tuo Dio, Sion,/ perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,/ in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli./ Egli mette pace nei tuoi confini/ e ti sazia con fiore di frumento”.

I confini insomma, a differenza di quanto tendono a pensare molti cattolici modernisti o progressisti, non sono né una bestemmia né un’eresia, ma condizione di pace e prosperità. Come è normale che sia e come è sempre stato da quando l’essere umano ha messo piede su questo pianeta.

Cristiano Puglisi

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